sabato 13 ottobre 2012

1990- 2012: Dalle lotte della Pantera al movimento Occupy


Martedì 16 Ottobre, ore 18:30
presso la sede del PRC in Via Tarabochia 3 (primo piano)

Vent'anni di resistenza sociale e di conflittualità politica
Spunti di riflessione sulle battaglie che ci aspettano.

Negli ultimi vent'anni non c'è stato solo Berlusconi: gli sconvolgimenti globali che hanno accompagnato la fine della Guerra Fredda, infatti, hanno determinato sconquassi di ogni genere, e le dinamiche della lotta politica si sono completamente trasformate.
Proteste studentesche, lotte sindacali, movimenti sociali: le forme della conflittualità si sono profondamente modificate, nel quadro di
 un capitalismo planetario in cui le ragioni dei più forti si sono imposte senza eccezioni significative, ma non senza resistenze.
// Quali sono state le strade imboccate dalle nuove forme dell'antagonismo?
// Quali forme hanno assunto le lotte contro la crisi in cui si dibatte il sistema
// Quali forze politiche e sindacali hanno dimostrato di non volersi piegare?
// Qual'è la rivoluzione possibile cui non smette di pensare chi si ostina a scendere in piazza??

Introdurrà Gabriele Donato, ricercatore di Storia Contemporanea

mercoledì 19 settembre 2012

Solidarietà ai lavoratori della Sertubi-Jindal

Pubblichiamo di seguito il testo del comunicato che i lavoratori e le lavoratrici della Sertubi di Servola stanno distribuendo in queste ore dal banchetto in Piazza della Borsa.
Domani, giorno 20 settembre, alle ore 10, i lavoratori organizzeranno un'assemblea pubblica per sensibilizzare i cittadini sulla loro situazione.
Come Giovani Comuniste/i di Trieste invitiamo tutti i compagni e la cittadinanza a partecipare e portiamo la nostra solidarietà alla giusta lotta di quei lavoratori.
Il problema del futuro industriale di questa città non è interesse solamente degli operai (che giustamente chiedono lavoro e garanzie sul proprio futuro) ma deve essere interesse anche dei giovani, degli studenti, dei precari e dei disoccupati di questa città.




Siamo lavoratori della Sertubi-Jindal Italia
Fim-Cisl Fiom-CGIL Uilm-Uil di Trieste

Siamo qui in piazza per raccontarvi quello che ci sta succedendo. Siamo un'azienda con 208 dipendenti e con un indotto di 8 aziende per un totale di altri 320 lavoratori.

Il nostro datore di lavoro dott. Leonardo Montesi ci ha lasciato in cassa integrazione da gennaio 2012, a rotazione, illudendoci che fosse un periodo di transizione.

Domenica 9/9/2012 ha dichiarato sul Piccolo che creerà un deposito e non continuerà la produzione di tubi.
Ieri 18/9/2012 ci ha comunicato che vista l'incertezza sul futuro della Ferriera (che dà alla Sertubi la ghisa liquida per produrre i tubi), si riserva di decidere cosa fare del nostro futuro e di quello di quest'azienda.

Siamo qui per farti immaginare cosa vorrà dire per la nostra città, altri lavoratori senza reddito:
- meno consumi (specie di prodotti non di prima necessità), quindi chiusura di altri esercizi pubblici
- niente ingresso ai cinema, stadio, palestre, niente autovetture
- non si potranno pagare le bollette, mutui, affitti 
- meno sicurezze per i nostri figli.

Noi chiediamo solidarietà ai commercianti triestini, esponendo in vetrina questo volantino.

Ai cittadini chiediamo di passare al nostro gazebo, discutendo con noi qualche minuto, aiutandoci così a far capire alle istituzioni il dramma che Trieste vive con i 12.000 disoccupati e di nuovi che arriveranno a breve.

Ai lavoratori che hanno perso il posto di lavoro, oppure lo stanno per perdere, chiediamo di partecipare all'assemblea pubblica presso il nostro gazebo domani 20 settembre dalle 10 in poi.

Uniamo i lavoratori delle aziende in crisi e quelli disoccupati per rivendicare il lavoro per tutti.

Trieste, 19 settembre 2012

giovedì 24 maggio 2012

Noi non abbiamo paura!

Rispondiamo, con questo comunicato, alla segnalazione al Piccolo del 23 maggio da parte del compagno Luca Marsi, a nome del Partito Socialista Italiano - Federazione di Trieste, dal titolo "Impieghiamo l'esercito".

Nell'esprimere cordoglio e vicinanza a tutte/i le/gli studentesse/i di Brindisi e alla famiglia di Melissa, i Giovani Comunisti/e di Trieste ritengono che le posizioni espresse dai compagni del PSI triestino sull'uso dell'esercito siano molto gravi.
Condividendo la necessità del ritiro immediato delle truppe dai fronti di guerra, riteniamo inaccettabile l'idea che, in nome della nostra sicurezza, lo Stato impieghi le forze armate sul territorio e davanti alle nostre scuole.

Ad oggi ancora non si sa di chi sia la mano infame dietro al delitto di Brindisi e forse, a guardare la nostra triste storia recente (Piazza Fontana, Brescia, ecc...) non lo sapremo mai.
Sappiamo però una cosa: dal 19 maggio l'attacco alla scuola e ai nostri diritti ha fatto un salto di qualità.
Per anni abbiamo difeso la scuola e l'università pubblica dagli attacchi sempre più duri dei governi, dalle privatizzazioni e dai tagli. Il bilancio di quella lotta non spetta a questo comunicato, ma ci abbiamo provato, con passione, con determinazione, con rabbia.
Oggi, ancora con la rabbia in corpo di chi crede che non si può morire davanti a scuola, crediamo sia giunto il momento per una riflessione seria di quello che sta succedendo in questo paese, e il movimento studentesco deve prendersi le sue responsabilità e rialzare la testa.
Dal 19 maggio, per i padroni e per il governo,il discorso sarà uno: abbiamo bisogno di più poteri per garantire la sicurezza dei cittadini.

Cari padroni, caro governo... non abbiamo bisogno di qualcuno che scelga per noi  i nostri nemici. Li conosciamo già! Siete voi, sono le vostre politiche, la vostra crisi, il vostro sistema.

Come non abbiamo mai accettato i padroni e i preti nelle nostre scuole, non accetteremo la polizia e l'esercito. La scuola e l'università sono, e devono rimanere, luoghi liberi di trasmissione e produzione di sapere, socialità e formazione critica!

Noi non abbiamo paura!

Giovani Comuniste/i Trieste



venerdì 11 maggio 2012

Boicotta l'INVALSI! I Giovani Comunisti al corteo UDS

I Giovani Comunisti di Trieste aderiscono al corteo NO INVALSI indetto dall'Unione degli Studenti nella giornata di mercoledì 16 maggio (ore 9:00, piazza Goldoni).
Condividiamo pienamente le ragioni della contrarietà ai test Invalsi, e invitiamo tutti/e gli/le studenti/esse di Trieste a boicottare i test, a partecipare ai referendum autogestiti e a partecipare alla manifestazione cittadina.

Dietro ai test Invalsi si celano infatti precisi scopi politici, in continuità con le politiche di distruzione della Scuola Pubblica ( e dell'università) portate avanti dai governi di centro-destra e centro-sinistra in questi ultimi 15 anni.
In un quadro di forte sotto-finanziamento  del sistema pubblico d'istruzione, a favore di spese militari e scuole private, i test Invalsi nascondono il fine preciso di dividere le  scuole in istituti di serie A e di serie B, premiando  poche scuole virtuose e penalizzando le scuole non virtuose (con quali criteri??), introducendo di fatto un meccanismo di selezione di classe nella Scuola Pubblica.
Scuole ben finanziate, aperte sempre più all'influenza dei privati, e con tasse d'istituto sempre più alte per i figli dei ricchi.
Scuole sotto-finanziate, con didattica sempre più carente e strutture fatiscenti, per i figli dei lavoratori.
Un futuro roseo per i primi, una vita di sfruttamento e disoccupazione per gli altri.
Insomma....il coronamento di 15 anni di contro-riforme della scuola, dall'autonomia scolastica, alla riforma Moratti fino alla riforma Gelmini.

La scuola e l'università pubbliche non possono essere sacrificate sull'altare della crisi e dell'austerità!
Difenderemo la scuola pubblica fino all'ultimo, contro le grinfie dei mercati e dei governi loro complici, contro la loro crisi, contro il loro debito, contro il loro sistema.

Vogliamo una scuola pubblica gratuita, laica e di qualità!

lunedì 30 aprile 2012

Uniti si vince! - Volantone GC al Primo Maggio


Il testo del volantone che distribuiremo al corteo del Primo Maggio!!


Lavoratori, studenti e precari…Uniti si vince!

La crisi economica iniziata oramai cinque anni fa, non solo non accenna a finire ma, a dispetto delle previsioni degli economisti borghesi e dei governi, sembra prepararsi ad una picchiata senza sosta verso la recessione.
Lungi dall’essere solamente una crisi finanziaria come vanno ripetendo i governi e le forze politiche che li sostengono, centrodestra e centrosinistra insieme, a questa crisi strutturale del sistema produttivo (crisi di sovrapproduzione) si sommano la crisi dei mercati finanziari e la crisi dei debiti sovrani.
Un mix molto pericoloso al quale i governi rispondono con provvedimenti di austerità che non fanno altro che peggiorare la situazione (vedi il caso della Grecia), creando miseria, crisi occupazionale e lo smantellamento definitivo del “welfare state” e dei servizi pubblici sopravvissuti ai tagli e alle privatizzazioni di questi ultimi anni.
E’ in questo scenario inedito che s’inseriscono le lotte di resistenza alla crisi che si sono aperte sul nostro territorio e che preannunciano una situazione di conflittualità sociale simile a quella di altri paesi (Spagna e Grecia).
In questo quadro globale quindi va inserita la nostra analisi e le nostre proposte per capire come uscire dal pantano in cui la sinistra e i sindacati si trovano immersi, apparentemente incapaci di venirne fuori e di rimettersi al servizio del conflitto sempre più aperto contro la crisi e il sistema economico che l’ha generata.

L’attacco al lavoro.

In Italia oggi l’attacco frontale dei padroni contro le condizioni di vita di chi lavora si chiama Riforma del mercato del Lavoro.
E’ da qui che parte la controffensiva padronale ai diritti del lavoro e dei lavoratori. Un attacco che prende di mira l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori (legge n.300 del 20 maggio 1970.)
Si tratta in definitiva di togliere le tutele legali che vietano i licenziamenti senza giusta causa e discriminatori, tutelando il lavoratore garantendone il reintegro sul posto di lavoro.
La controffensiva è tutta ideologica, frutto dell’astio accumulato dai padroni nei 40 che ci separano dalla stagione di lotte sindacali del ’68-’69, e grazie alle quali questi diritti furono conquistati.
La retorica con cui viene propagandata la necessità della riforma è di conseguenza ideologica e mira a dividere il fronte dei lavoratori: “l’articolo 18 (a detta del Ministro Fornero) scoraggia le aziende ad assumere nuovi lavoratori”.
La domanda che si pone immediata è questa: com’è possibile che aumentando i licenziamenti, si possano creare posti di lavoro?
Questa propaganda assume allora un preciso significato, che è quello di contrapporre i lavoratori tutelati ai lavoratori non tutelati e di mettere contro i giovani con i meno giovani, scatenando una guerra tra poveri simile a quella scatenata scientificamente contro gli immigrati dalla Lega (ladrona) e dalle forze xenofobe e padronali.

Il precariato
In questo quadro generale è giusto soffermarsi sulla questione del precariato.
La precarietà di fatto non viene abolita dal governo che in nome dell’equità (il grande cavallo di battaglia di Monti e co.), equamente non tocca nessuna delle 46 tipologie contrattuali del lavoro precario.
Tutto ciò passa nel silenzio generale, un silenzio rotto solamente dalla propaganda a reti unificate (RAI, Mediaset, La7 ecc…) di cui parlavamo poche righe sopra.
I precari sono proprio quei lavoratori non tutelati che il governo vorrebbe mettere contro ai lavoratori tutelati, in una competizione continua per il lavoro che non c’è.
Perché proprio di competizione si tratta. La competizione di chi, sfruttato e mal pagato è disposto a tutto pur di avere un posto di lavoro.
Su questo punto è giusto fare un’analisi più approfondita. Il precariato non cade dal cielo, ma è condizione necessaria per creare eserciti di lavoratori pronti a tutto, eserciti attraverso i quali ricattare chi il lavoro ce l’ha già…della serie : “accetta i bassi salari, accetta l’aumento delle ore di lavoro e stai buono, sennò ti licenzio e ci saranno altre 100 persone disposte a rimpiazzarti, a meno salario e a meno diritti”
Il precariato e la disoccupazione (che non accenna a diminuire…anzi) sono condizioni necessarie per mantenere nello sfruttamento i lavoratori.
Nel contesto della crisi questa situazione di incertezza lavorativa si sta allargando sempre più colpendo fasce di popolazione sempre più ampie. La precarietà quindi diventa condizione esistenziale non solo dei giovani, ma anche di tantissimi lavoratori che, licenziati dai loro posti di lavoro si barcamenano tra lavori e lavoretti nelle cooperative pur di accumulare con grande fatica i contributi che li dividono dalla pensione.
Ad oggi quindi, il problema della precarietà va affrontato in maniera ampia, anche contro le retoriche giovaniliste di chi pensa che solo i giovani ne siano afflitti, che alimentano nei fatti la divisione su base generazionale dei lavoratori.


L’unità. L’unica risposta.

Per anni abbiamo lottato divisi, facendo di fatto il gioco di chi, grazie alla nostra divisione, ha potuto aumentare i suoi profitti.
Per troppi anni abbiamo sentito dire che gli studenti dovevano stare in una piazza, i precari in un’altra e i lavoratori in una terza.
Noi crediamo che la debolezza intrinseca dei movimenti studenteschi e giovanili di questi anni risieda proprio in questo approccio sbagliato, approccio che ha di fatto messo quei movimenti nelle condizioni di perdere le loro battaglie.
Ad oggi cosa resta delle straordinarie lotte degli studenti contro la Riforma Gelmini del 2008-2009?
Ad oggi cosa resta degli innumerevoli tentativi di aggregare il movimento dei precari su basi generazionali? Crediamo che a queste domande vadano date delle risposte ben precise, perché le vere battaglie perse sono quelle dalle quali non si impara niente.
Ci resta quindi un'unica possibilità: l’unità.
Unità che va costruita attorno a piattaforme chiare che siano in grado di coagulare tutti i settori sociali che oggi vivono la crisi, non vogliono pagarla, ma fanno ancora fatica a trovare una soluzione.
Le straordinarie lotte in Cile, in Grecia, in Spagna e Francia ci sono da esempio per tracciare la strada.
Quando si scende in campo per affrontare una battaglia, la prima cosa da fare è guardarsi in giro e capire quali sono gli alleati più forti con i quali lottare.
Posta l’esigenza di organizzarsi sul proprio posto di lavoro e di studio, l’esperienza di questi ultimi anni indica a noi giovani, ancora una volta, la classe operaia come alleato più forte con il quale condurre la lotta contro il Governo e contro il sistema.
Non lo diciamo per una sorta di vecchio “culto dell’operaio”, ma proprio perché l’evidenza (dal 16 ottobre 2010 in poi) ci insegna che è attorno agli operai e alle loro organizzazioni che si può ricostruire un fronte contro la crisi.
E’ con gli operai e con i lavoratori che bisogna lottare se si vuole essere vincenti!
Agli scettici facciamo questa domanda: se la classe operaia, con le sue tradizioni di lotta ed organizzazione, fa fatica a difendere un diritto (art.18 e CCNL) che aveva già, come faranno da soli i precari e i giovani, nella loro disorganizzazione (sic!) cronica a conquistare diritti che non hanno ancora????

La nostra proposta va quindi in questa direzione: l’unità tra studenti, precari e lavoratori!
Vogliamo un’unità che si basi su parole d’ordine chiare: l’articolo 18 non si tocca (ma, anzi, va esteso a tutte/i), no alla Riforma delle Pensioni e contro la precarietà!
Con questa chiarezza chiediamo alle forze sociali in campo di fare uno sforzo di unità, e chiediamo alla CGIL lo Sciopero Generale come unica possibilità di unire e generalizzare le esperienze sparse di resistenza e di lotta che si sono aperte.
Uno Sciopero Generale vero, che fermi il paese, contro il Governo delle banche e le forze politiche che lo sostengono.

Attorno a questa prospettiva vogliamo organizzare la rabbia crescente dei tanti giovani che vivono la precarietà della crisi.
Vogliamo poter non solo sognare, ma vivere fino in fondo la possibilità di un’alternativa diversa a questo sistema poiché siamo consci che entro i limiti del capitalismo non ci sarà mai vero spazio per le rivendicazioni dei giovani e dei lavoratori.



sabato 28 aprile 2012

Lavoratori, studenti e precari...Uniti si vince!


Il volantino distribuito all'Università per il corteo del Primo Maggio!