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sabato 13 ottobre 2012

1990- 2012: Dalle lotte della Pantera al movimento Occupy


Martedì 16 Ottobre, ore 18:30
presso la sede del PRC in Via Tarabochia 3 (primo piano)

Vent'anni di resistenza sociale e di conflittualità politica
Spunti di riflessione sulle battaglie che ci aspettano.

Negli ultimi vent'anni non c'è stato solo Berlusconi: gli sconvolgimenti globali che hanno accompagnato la fine della Guerra Fredda, infatti, hanno determinato sconquassi di ogni genere, e le dinamiche della lotta politica si sono completamente trasformate.
Proteste studentesche, lotte sindacali, movimenti sociali: le forme della conflittualità si sono profondamente modificate, nel quadro di
 un capitalismo planetario in cui le ragioni dei più forti si sono imposte senza eccezioni significative, ma non senza resistenze.
// Quali sono state le strade imboccate dalle nuove forme dell'antagonismo?
// Quali forme hanno assunto le lotte contro la crisi in cui si dibatte il sistema
// Quali forze politiche e sindacali hanno dimostrato di non volersi piegare?
// Qual'è la rivoluzione possibile cui non smette di pensare chi si ostina a scendere in piazza??

Introdurrà Gabriele Donato, ricercatore di Storia Contemporanea

martedì 13 marzo 2012

Fiaccolata per il Museo Ferroviario di Campo Marzio - mercoledì 14 marzo

Domani, mercoledì 14 marzo, alle ore 18, fiaccolata per la salvaguardia del Museo Ferroviario di Campo Marzio. Ritrovo Stazione Centrale di Trieste, piazza Libertà.
Organizza il Comitato Pendolari del FVG in solidarietà ai volontari del museo.
http://ilpiccolo.gelocal.it/cronaca/2012/02/29/news/pendolari-a-difesa-di-campo-marzio-1.3237158

Come Giovani Comunisti saremo presenti in piazza con il volantino NO TAV distribuito domenica in stazione, assieme ai compagni del Circolo W.Lunardelli e della Federazione della Sinistra.

Più Treni, meno TAV!

lunedì 12 marzo 2012

Lettera aperta alla Camusso


Pubblichiamo sul nostro blog questa lettera aperta alla Segretaria Generale della CGIL Susanna Camusso, scritta dalla compagna Claudia Cernigoi, giornalista e attivista NO TAV.
A poco più di 2 giorni di distanza dalla manifestazione nazionale della FIOM, le dichiarazioni della Camusso sembrano uno schiaffo alle ragioni delle decine di migliaia di operai e militanti che il 9 marzo, da Roma, chiedevano alla CGIL di prendere la strada della lotta  e dello sciopero generale, per il lavoro, i diritti, la democrazia e la salvaguardia del territorio.

Gentile segretaria, ho appena letto che Lei si è dichiarata favorevole alla TAV sostanzialmente perché "CREA LAVORO".
Mi permetta di farLe osservare alcune cose.
In primo luogo non si considera il fatto che "creare lavoro" con la Tav significa portare via il lavoro a coloro che in Val Susa vivono della propria terra, come Luca Abbà, che si è arrampicato sul traliccio non perché è un "cretinetti" ma perché il progetto Tav gli porterebbe via tutto ciò che ha, compreso il proprio lavoro.
In secondo luogo, vi sono tante cose che "creano lavoro", ma non per questo sono automaticamente positive. La criminalità organizzata crea lavoro, sia pure nero ed illegale; ma anche le fabbriche d'armi, il riarmo stesso, creano lavoro. Che poi il "frutto" di questo lavoro si concretizzi nel produrre morte e sofferenza, è un altro discorso?
Questo è quanto mi è uscito di botto come commento. Per darLe una risposta organica, sui motivi tecnici per i quali il progetto Tav non solo è inutile ma è dannoso, La rinvio alla lettura dei testi di Cicconi, alla lettera inviata da 360 tecnici al presidente del consiglio Mario Monti (lo può trovare al link qui sotto)
http://www.notav.eu/modules.php?name=ePetitions&op=more_info&ePetitionId=3, al blog di Ferdinando Imposimato che parla di "corruzione ad alta velocità", per farsi un'idea di quale contraltare potrebbe avere il "lavoro" creato in Val Susa con la TAV.
Vi è altra necessità di posti di lavoro in questo Paese, dalle scuole alla sanità, all'assistenza, al miglioramento puro e semplcie delle ferrovie italiane che sono state ridotte a servizi d terzo mondo. Tutto ciò potrebbo essere tranquillamente finanziato con i fondi che il governo vuole destinare all'alta velocità, quindi, perché questa ostinazione di portare avanti un'opera inutile sulla pelle della gente? Non ha forse diritto anche la popolazione della Val Susa all'autodeterminazione delle proprie condizioni di vita?
 
Ci ripensi, per piacere, signora Camusso.
 
Claudia Cernigoi
giornalista e ambientalista
Trieste

domenica 11 marzo 2012

sabato 10 marzo 2012

Perchè NO TAV


Proviamo a vedere quali sono i principali argomenti utilizzati dai “sì tav” per difendere la costruzione di quest’opera. Tralasciandone alcuni – peraltro molto utilizzati – sui quali non ci sembra il caso di soffermarci (ad esempio “la TAV si deve fare e basta”) ne restano tre, di seguito elencati:

1.   La linea ferroviaria esistente è a rischio di saturazione.
È vero il contrario. È utilizzata al 25 % delle sue capacità, e anche immaginando di riuscire a trasferirvi tutto il traffico che oggi viaggia su gomma (cosa impossibile) si raggiungerebbe a stento il suo pieno utilizzo. Inoltre, non sono previsti né prevedibili aumenti del traffico merci tra Italia e Francia nei prossimi anni. Al contrario, secondo l'ultimo rapporto Alpinfo disponibile, nello stesso periodo (2000-2010) in cui i traffici annui con la Svizzera e con l’Austria sono aumentati rispettivamente del 30 % e del 22 %, la somma delle merci in transito nei valichi Mont-Cenis, Frejus e Monte Bianco è diminuita del 30 %, passando da 33,8 a 23,6 milioni di tonnellate/anno. Questo perché, per ragioni meramente economiche, il grosso dei traffici avviene tra Nord e Sud Europa e non tra Est e Ovest. E non è pensabile che una tendenza così consolidata venga messa in discussione dalla costruzione di una linea ferroviaria che non va a cambiare nulla delle effettive possibilità di trasporto salvo qualche lieve diminuzione dei tempi di percorrenza, che nel trasporto merci è totalmente ininfluente.

2.   La TAV è importante dal punto di vista ecologico, perché contribuirà ad eliminare il trasporto merci su gomma.
Classico esempio di come i politici riescono a “rigirare la frittata” – usando argomenti cari ai No Tav, come l’ecologia – per difendere un’opera che di ecologico non ha proprio niente.
Il professor Marco Ponti, docente di economia dei trasporti al Politecnico di Milano, persona che da dieci anni effettua simulazioni per l’Unione europea sul problema dello spostamento delle merci dalla gomma alla rotaia ci assicura che persino “tassando i camion e sussidiando la ferrovia, non si riesce a spostare più del 2-3 % del traffico”.
Ma anche immaginando di riuscire a spostarne percentuali significative, i problemi sarebbero tutt’altro che risolti. Il climatologo Luca Mercalli ci dice che “secondo gli studi di alcune Università: California, Siena, Napoli e un istituto di ricerca svedese, i treni ad alta velocità con una così importante componente di tunnel richiedono una quantità di energia così imponente in fase di costruzione da vanificare ogni vantaggio del passaggio dalla gomma alle rotaie. Insomma è una cura peggiore del male.”
Come se non bastasse, nella realizzazione del tunnel, solo per la parte italiana, verranno asportati 16 milioni di metri cubi di roccia, pari al volume di una città di 250 mila abitanti, la seconda del Piemonte. Ad oggi non è stato individuato un sito per il loro stoccaggio. E nella prosecuzione dei lavori sarà necessario forare altre montagne, come il Musinè, dalle rocce cariche di amianto e quindi pericolose.

3.   Abbiamo già fatto accordi non rinegoziabili e non possiamo rinunciare ai finanziamenti dell’Unione europea.
Falso. Le scelte politiche sono sempre rinegoziabili se, come in questo caso, non ci sono soggetti privati in mezzo. Inoltre, la lievitazione dei costi per le opere pubbliche in Italia è in media del 400 % rispetto al preventivo iniziale. Ciò vuol dire che invece di 8 miliardi la TAV potrebbe costarne 40 o più, e a quel punto dei 3 miliardi che (forse) ci darà l’Europa non sapremo che farcene. Se consideriamo poi che eventuali ritorni economici, ammesso che esistano, non li vedremo prima del 2035, possiamo concludere che, con tutte le altre spese che l’Italia dovrebbe sostenere, la TAV, nel migliore dei casi, non costituisce una priorità

lunedì 27 febbraio 2012