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venerdì 9 novembre 2012

14Novembre - Sciopero Generale Europeo!

Mercoledì 14 Novembre
Ore 9:00 in Piazza Goldoni


venerdì 19 ottobre 2012

#Grecia in rivolta - Assemblea pubblica con i marxisti di Syriza

Assemblea pubblica con Angelos Irakleidis
militante della tendenza marxista di Syriza

Giovedì 25 Ottobre, ore 17:00
bar equo-solidale Knulp
Via Madonna del Mare 7


In Grecia il governo di Antonis Samaras ha raggiunto un accordo con la troika per un nuovo pacchetto di austerità pari a 11,5 miliardi di euro. La nuova manovra abolisce definitivamente tredicesime e quattordicesime, aumenta l’età pensionabile da 65 a 67 anni, taglia pensioni e indennità di disoccupazione.
I lavoratori e i giovani greci hanno reagito in  massa,dimostrando ancora una volta che non accetteranno questi diktat senza lottare: lo sciopero generale del 26 settembre ha visto tra le 150 e le 200mila persone scendere in piazza ad Atene, 30mila a Salonicco e altre decine di migliaia nel resto del paese.Questo processo di mobilitazione ha anche un profondo effetto politico: le elezioni del 6 maggio e del 17 giugno hanno visto una crescente radicalizzazione che ha avuto come espressione l’importante crescita di Syriza, passata nel giro di pochi mesi dal 4,5 al 27%. Syriza è il fronte elettorale del Synaspismos, uno dei partiti che provengono dal movimento comunista greco. È diventato il principale punto di riferimento a sinistra perché ha rifiutato di appoggiare le politiche di austerità ed ogni governo che le ha portate avanti, prima del Pasok (il partito socialdemocratico) e poi di unità nazionale.
Se fino ad oggi le misure di austerità sono passate una dopo l’altra è soprattutto perché mancava un’organizzazione politica dei lavoratori e dei giovani greci che potesse opporre un programma alternativo a quello del padronato. La discussione in Syriza oggi è proprio questa: se il partito deve essere fautore di un’opposizione “responsabile”, che si proponga solo di alleviare le conseguenze delle politiche di lacrime e sangue di Samaras, o uno strumento di lotta attraverso il quale le masse riescano a rovesciare il sistema esistente. Tale è la posizione difesa da Epanastasi, il giornale dei marxisti di Syriza.
Conoscere e discutere degli avvenimenti in Grecia è di vitale importanza per chi, qui in Italia, vuole mettere in discussione il
programma di austerità e di drastica riduzione dei diritti, che il governo Monti porta avanti sotto la medesima dettatura di Bce, Ue e Fmi.

La lotta contro la crisi capitalista o è una lotta internazionale o non è.Per questa ragione abbiamo invitato Angelos Irakleidis, militante della tendenza marxista di Syriza e attivista in prima fila nelle mobilitazioni greche

Organizza:
FalceMartello - Mensile marxista per l'alternativa operaia

In collaborazione con
Giovani Comuniste/i di Trieste
Unione degli Studenti di Trieste

sabato 13 ottobre 2012

1990- 2012: Dalle lotte della Pantera al movimento Occupy


Martedì 16 Ottobre, ore 18:30
presso la sede del PRC in Via Tarabochia 3 (primo piano)

Vent'anni di resistenza sociale e di conflittualità politica
Spunti di riflessione sulle battaglie che ci aspettano.

Negli ultimi vent'anni non c'è stato solo Berlusconi: gli sconvolgimenti globali che hanno accompagnato la fine della Guerra Fredda, infatti, hanno determinato sconquassi di ogni genere, e le dinamiche della lotta politica si sono completamente trasformate.
Proteste studentesche, lotte sindacali, movimenti sociali: le forme della conflittualità si sono profondamente modificate, nel quadro di
 un capitalismo planetario in cui le ragioni dei più forti si sono imposte senza eccezioni significative, ma non senza resistenze.
// Quali sono state le strade imboccate dalle nuove forme dell'antagonismo?
// Quali forme hanno assunto le lotte contro la crisi in cui si dibatte il sistema
// Quali forze politiche e sindacali hanno dimostrato di non volersi piegare?
// Qual'è la rivoluzione possibile cui non smette di pensare chi si ostina a scendere in piazza??

Introdurrà Gabriele Donato, ricercatore di Storia Contemporanea

mercoledì 19 settembre 2012

Solidarietà ai lavoratori della Sertubi-Jindal

Pubblichiamo di seguito il testo del comunicato che i lavoratori e le lavoratrici della Sertubi di Servola stanno distribuendo in queste ore dal banchetto in Piazza della Borsa.
Domani, giorno 20 settembre, alle ore 10, i lavoratori organizzeranno un'assemblea pubblica per sensibilizzare i cittadini sulla loro situazione.
Come Giovani Comuniste/i di Trieste invitiamo tutti i compagni e la cittadinanza a partecipare e portiamo la nostra solidarietà alla giusta lotta di quei lavoratori.
Il problema del futuro industriale di questa città non è interesse solamente degli operai (che giustamente chiedono lavoro e garanzie sul proprio futuro) ma deve essere interesse anche dei giovani, degli studenti, dei precari e dei disoccupati di questa città.




Siamo lavoratori della Sertubi-Jindal Italia
Fim-Cisl Fiom-CGIL Uilm-Uil di Trieste

Siamo qui in piazza per raccontarvi quello che ci sta succedendo. Siamo un'azienda con 208 dipendenti e con un indotto di 8 aziende per un totale di altri 320 lavoratori.

Il nostro datore di lavoro dott. Leonardo Montesi ci ha lasciato in cassa integrazione da gennaio 2012, a rotazione, illudendoci che fosse un periodo di transizione.

Domenica 9/9/2012 ha dichiarato sul Piccolo che creerà un deposito e non continuerà la produzione di tubi.
Ieri 18/9/2012 ci ha comunicato che vista l'incertezza sul futuro della Ferriera (che dà alla Sertubi la ghisa liquida per produrre i tubi), si riserva di decidere cosa fare del nostro futuro e di quello di quest'azienda.

Siamo qui per farti immaginare cosa vorrà dire per la nostra città, altri lavoratori senza reddito:
- meno consumi (specie di prodotti non di prima necessità), quindi chiusura di altri esercizi pubblici
- niente ingresso ai cinema, stadio, palestre, niente autovetture
- non si potranno pagare le bollette, mutui, affitti 
- meno sicurezze per i nostri figli.

Noi chiediamo solidarietà ai commercianti triestini, esponendo in vetrina questo volantino.

Ai cittadini chiediamo di passare al nostro gazebo, discutendo con noi qualche minuto, aiutandoci così a far capire alle istituzioni il dramma che Trieste vive con i 12.000 disoccupati e di nuovi che arriveranno a breve.

Ai lavoratori che hanno perso il posto di lavoro, oppure lo stanno per perdere, chiediamo di partecipare all'assemblea pubblica presso il nostro gazebo domani 20 settembre dalle 10 in poi.

Uniamo i lavoratori delle aziende in crisi e quelli disoccupati per rivendicare il lavoro per tutti.

Trieste, 19 settembre 2012

lunedì 30 aprile 2012

Uniti si vince! - Volantone GC al Primo Maggio


Il testo del volantone che distribuiremo al corteo del Primo Maggio!!


Lavoratori, studenti e precari…Uniti si vince!

La crisi economica iniziata oramai cinque anni fa, non solo non accenna a finire ma, a dispetto delle previsioni degli economisti borghesi e dei governi, sembra prepararsi ad una picchiata senza sosta verso la recessione.
Lungi dall’essere solamente una crisi finanziaria come vanno ripetendo i governi e le forze politiche che li sostengono, centrodestra e centrosinistra insieme, a questa crisi strutturale del sistema produttivo (crisi di sovrapproduzione) si sommano la crisi dei mercati finanziari e la crisi dei debiti sovrani.
Un mix molto pericoloso al quale i governi rispondono con provvedimenti di austerità che non fanno altro che peggiorare la situazione (vedi il caso della Grecia), creando miseria, crisi occupazionale e lo smantellamento definitivo del “welfare state” e dei servizi pubblici sopravvissuti ai tagli e alle privatizzazioni di questi ultimi anni.
E’ in questo scenario inedito che s’inseriscono le lotte di resistenza alla crisi che si sono aperte sul nostro territorio e che preannunciano una situazione di conflittualità sociale simile a quella di altri paesi (Spagna e Grecia).
In questo quadro globale quindi va inserita la nostra analisi e le nostre proposte per capire come uscire dal pantano in cui la sinistra e i sindacati si trovano immersi, apparentemente incapaci di venirne fuori e di rimettersi al servizio del conflitto sempre più aperto contro la crisi e il sistema economico che l’ha generata.

L’attacco al lavoro.

In Italia oggi l’attacco frontale dei padroni contro le condizioni di vita di chi lavora si chiama Riforma del mercato del Lavoro.
E’ da qui che parte la controffensiva padronale ai diritti del lavoro e dei lavoratori. Un attacco che prende di mira l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori (legge n.300 del 20 maggio 1970.)
Si tratta in definitiva di togliere le tutele legali che vietano i licenziamenti senza giusta causa e discriminatori, tutelando il lavoratore garantendone il reintegro sul posto di lavoro.
La controffensiva è tutta ideologica, frutto dell’astio accumulato dai padroni nei 40 che ci separano dalla stagione di lotte sindacali del ’68-’69, e grazie alle quali questi diritti furono conquistati.
La retorica con cui viene propagandata la necessità della riforma è di conseguenza ideologica e mira a dividere il fronte dei lavoratori: “l’articolo 18 (a detta del Ministro Fornero) scoraggia le aziende ad assumere nuovi lavoratori”.
La domanda che si pone immediata è questa: com’è possibile che aumentando i licenziamenti, si possano creare posti di lavoro?
Questa propaganda assume allora un preciso significato, che è quello di contrapporre i lavoratori tutelati ai lavoratori non tutelati e di mettere contro i giovani con i meno giovani, scatenando una guerra tra poveri simile a quella scatenata scientificamente contro gli immigrati dalla Lega (ladrona) e dalle forze xenofobe e padronali.

Il precariato
In questo quadro generale è giusto soffermarsi sulla questione del precariato.
La precarietà di fatto non viene abolita dal governo che in nome dell’equità (il grande cavallo di battaglia di Monti e co.), equamente non tocca nessuna delle 46 tipologie contrattuali del lavoro precario.
Tutto ciò passa nel silenzio generale, un silenzio rotto solamente dalla propaganda a reti unificate (RAI, Mediaset, La7 ecc…) di cui parlavamo poche righe sopra.
I precari sono proprio quei lavoratori non tutelati che il governo vorrebbe mettere contro ai lavoratori tutelati, in una competizione continua per il lavoro che non c’è.
Perché proprio di competizione si tratta. La competizione di chi, sfruttato e mal pagato è disposto a tutto pur di avere un posto di lavoro.
Su questo punto è giusto fare un’analisi più approfondita. Il precariato non cade dal cielo, ma è condizione necessaria per creare eserciti di lavoratori pronti a tutto, eserciti attraverso i quali ricattare chi il lavoro ce l’ha già…della serie : “accetta i bassi salari, accetta l’aumento delle ore di lavoro e stai buono, sennò ti licenzio e ci saranno altre 100 persone disposte a rimpiazzarti, a meno salario e a meno diritti”
Il precariato e la disoccupazione (che non accenna a diminuire…anzi) sono condizioni necessarie per mantenere nello sfruttamento i lavoratori.
Nel contesto della crisi questa situazione di incertezza lavorativa si sta allargando sempre più colpendo fasce di popolazione sempre più ampie. La precarietà quindi diventa condizione esistenziale non solo dei giovani, ma anche di tantissimi lavoratori che, licenziati dai loro posti di lavoro si barcamenano tra lavori e lavoretti nelle cooperative pur di accumulare con grande fatica i contributi che li dividono dalla pensione.
Ad oggi quindi, il problema della precarietà va affrontato in maniera ampia, anche contro le retoriche giovaniliste di chi pensa che solo i giovani ne siano afflitti, che alimentano nei fatti la divisione su base generazionale dei lavoratori.


L’unità. L’unica risposta.

Per anni abbiamo lottato divisi, facendo di fatto il gioco di chi, grazie alla nostra divisione, ha potuto aumentare i suoi profitti.
Per troppi anni abbiamo sentito dire che gli studenti dovevano stare in una piazza, i precari in un’altra e i lavoratori in una terza.
Noi crediamo che la debolezza intrinseca dei movimenti studenteschi e giovanili di questi anni risieda proprio in questo approccio sbagliato, approccio che ha di fatto messo quei movimenti nelle condizioni di perdere le loro battaglie.
Ad oggi cosa resta delle straordinarie lotte degli studenti contro la Riforma Gelmini del 2008-2009?
Ad oggi cosa resta degli innumerevoli tentativi di aggregare il movimento dei precari su basi generazionali? Crediamo che a queste domande vadano date delle risposte ben precise, perché le vere battaglie perse sono quelle dalle quali non si impara niente.
Ci resta quindi un'unica possibilità: l’unità.
Unità che va costruita attorno a piattaforme chiare che siano in grado di coagulare tutti i settori sociali che oggi vivono la crisi, non vogliono pagarla, ma fanno ancora fatica a trovare una soluzione.
Le straordinarie lotte in Cile, in Grecia, in Spagna e Francia ci sono da esempio per tracciare la strada.
Quando si scende in campo per affrontare una battaglia, la prima cosa da fare è guardarsi in giro e capire quali sono gli alleati più forti con i quali lottare.
Posta l’esigenza di organizzarsi sul proprio posto di lavoro e di studio, l’esperienza di questi ultimi anni indica a noi giovani, ancora una volta, la classe operaia come alleato più forte con il quale condurre la lotta contro il Governo e contro il sistema.
Non lo diciamo per una sorta di vecchio “culto dell’operaio”, ma proprio perché l’evidenza (dal 16 ottobre 2010 in poi) ci insegna che è attorno agli operai e alle loro organizzazioni che si può ricostruire un fronte contro la crisi.
E’ con gli operai e con i lavoratori che bisogna lottare se si vuole essere vincenti!
Agli scettici facciamo questa domanda: se la classe operaia, con le sue tradizioni di lotta ed organizzazione, fa fatica a difendere un diritto (art.18 e CCNL) che aveva già, come faranno da soli i precari e i giovani, nella loro disorganizzazione (sic!) cronica a conquistare diritti che non hanno ancora????

La nostra proposta va quindi in questa direzione: l’unità tra studenti, precari e lavoratori!
Vogliamo un’unità che si basi su parole d’ordine chiare: l’articolo 18 non si tocca (ma, anzi, va esteso a tutte/i), no alla Riforma delle Pensioni e contro la precarietà!
Con questa chiarezza chiediamo alle forze sociali in campo di fare uno sforzo di unità, e chiediamo alla CGIL lo Sciopero Generale come unica possibilità di unire e generalizzare le esperienze sparse di resistenza e di lotta che si sono aperte.
Uno Sciopero Generale vero, che fermi il paese, contro il Governo delle banche e le forze politiche che lo sostengono.

Attorno a questa prospettiva vogliamo organizzare la rabbia crescente dei tanti giovani che vivono la precarietà della crisi.
Vogliamo poter non solo sognare, ma vivere fino in fondo la possibilità di un’alternativa diversa a questo sistema poiché siamo consci che entro i limiti del capitalismo non ci sarà mai vero spazio per le rivendicazioni dei giovani e dei lavoratori.



sabato 9 ottobre 2010

Tutti a Roma!!!

Stiamo raccogliendo le adesioni per partecipare al corteo di Roma del 16 Ottobre.
Viaggio con pullman della FIOM-Cgil a prezzi contenuti

Abbiamo bisogno di consocere i nominativi di chi interessat* entro lunedì 11

Potete contattarci sulla mail gctrieste@gmail.com o ci trovate su Facebook su Giovani Comunisti Trieste





Noi con la FIOM!! verso il 16 Ottobre

Martedi 12 alle ore 16:30
in VIa Tarabochia 3 (1° piano, sede del PRC)
incontro con Sasha Colautti (giovane dirigente della FIOM Trieste)




giovedì 21 maggio 2009

Sciopero FINCANTIERI


Appuntamento Venerdì 22 Maggio alle ore 9:30 in Piazza Libertà-di fronte la Stazione

Ancora una volta gli operai sono chiamati a scendere in piazza a difendere i propri salari, i propri diritti e i loro stessi posti di lavoro.
La FIOM-CGIL si gioca una partita importantissima per quanto riguarda la democrazia sindacale e l'esistenza stessa di un sindacato di classe.
L'accordo separato a livello aziendale, imposto dall'azienda e firmato dalle due categorie metalmeccaniche di Cisl e Uil, è un'accrdo grave.
Grave alla luce del fatto si è fatto nonostante la contrarietà dei lavoratori e della maggioranza dei delegati sindacali!

Ancora una volta i padroni e i sindacati corporativi fanno carta straccia di ciò che pensano i lavoratori.

Per questo la Fiom scende in piazza domani!
La vertenza in Fincantieri va sostenuta con tutte le nostre forze!
La Fiom in questo momento rappresenta in Italia la maggior opposizione al Governo e ai padroni, ma anche la più grande categoria di sinistra all'interno della CGIL, che ha bisogno di ricollocarsi come sindacato di classe.
La capitolazione della Fiom, in una vertenza così importante, spianerebbe la strada a Governo, Confindustria e gli pseudo-sindacati Cisl e Uil per una definitiva distruzione di ciò che resta dei diritti dei lavoratori in Italia.
Significherebbe una sconfitta per tutto i lmovimento operaio e per la sinistra di classe.

I comunisti devono sostenere la Fiom in Fincantieri affinche quell'esperienza di lotta di classe che sta timidamente affaciandosi, possa ricongiungersi alle lotte operaie della FIAT e di tutti quei siti produttivi falcidiati dalla crisi del capitalismo!
La lotta contro questo governo è lotta di classe!
Abbiamo il compito di dare una chiara prospettiva politica di cambiamento a tutti i soggetti in lotta, in primis al movimento operaio.
Riapriamo la prospettiva delle occupazioni delle fabbriche, dell'autogestione sotto il controllo operaio, della nazionalizzazione!
Come in Venezuela: potere a chi lavora!

Con la FIOM, perchè noi la crisi non la paghiamo!
La paghino i padroni e i banchieri che si sono arricchiti sulla pelle dei lavoratori!

Saluti Comunisti!