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sabato 13 ottobre 2012

1990- 2012: Dalle lotte della Pantera al movimento Occupy


Martedì 16 Ottobre, ore 18:30
presso la sede del PRC in Via Tarabochia 3 (primo piano)

Vent'anni di resistenza sociale e di conflittualità politica
Spunti di riflessione sulle battaglie che ci aspettano.

Negli ultimi vent'anni non c'è stato solo Berlusconi: gli sconvolgimenti globali che hanno accompagnato la fine della Guerra Fredda, infatti, hanno determinato sconquassi di ogni genere, e le dinamiche della lotta politica si sono completamente trasformate.
Proteste studentesche, lotte sindacali, movimenti sociali: le forme della conflittualità si sono profondamente modificate, nel quadro di
 un capitalismo planetario in cui le ragioni dei più forti si sono imposte senza eccezioni significative, ma non senza resistenze.
// Quali sono state le strade imboccate dalle nuove forme dell'antagonismo?
// Quali forme hanno assunto le lotte contro la crisi in cui si dibatte il sistema
// Quali forze politiche e sindacali hanno dimostrato di non volersi piegare?
// Qual'è la rivoluzione possibile cui non smette di pensare chi si ostina a scendere in piazza??

Introdurrà Gabriele Donato, ricercatore di Storia Contemporanea

giovedì 24 maggio 2012

Noi non abbiamo paura!

Rispondiamo, con questo comunicato, alla segnalazione al Piccolo del 23 maggio da parte del compagno Luca Marsi, a nome del Partito Socialista Italiano - Federazione di Trieste, dal titolo "Impieghiamo l'esercito".

Nell'esprimere cordoglio e vicinanza a tutte/i le/gli studentesse/i di Brindisi e alla famiglia di Melissa, i Giovani Comunisti/e di Trieste ritengono che le posizioni espresse dai compagni del PSI triestino sull'uso dell'esercito siano molto gravi.
Condividendo la necessità del ritiro immediato delle truppe dai fronti di guerra, riteniamo inaccettabile l'idea che, in nome della nostra sicurezza, lo Stato impieghi le forze armate sul territorio e davanti alle nostre scuole.

Ad oggi ancora non si sa di chi sia la mano infame dietro al delitto di Brindisi e forse, a guardare la nostra triste storia recente (Piazza Fontana, Brescia, ecc...) non lo sapremo mai.
Sappiamo però una cosa: dal 19 maggio l'attacco alla scuola e ai nostri diritti ha fatto un salto di qualità.
Per anni abbiamo difeso la scuola e l'università pubblica dagli attacchi sempre più duri dei governi, dalle privatizzazioni e dai tagli. Il bilancio di quella lotta non spetta a questo comunicato, ma ci abbiamo provato, con passione, con determinazione, con rabbia.
Oggi, ancora con la rabbia in corpo di chi crede che non si può morire davanti a scuola, crediamo sia giunto il momento per una riflessione seria di quello che sta succedendo in questo paese, e il movimento studentesco deve prendersi le sue responsabilità e rialzare la testa.
Dal 19 maggio, per i padroni e per il governo,il discorso sarà uno: abbiamo bisogno di più poteri per garantire la sicurezza dei cittadini.

Cari padroni, caro governo... non abbiamo bisogno di qualcuno che scelga per noi  i nostri nemici. Li conosciamo già! Siete voi, sono le vostre politiche, la vostra crisi, il vostro sistema.

Come non abbiamo mai accettato i padroni e i preti nelle nostre scuole, non accetteremo la polizia e l'esercito. La scuola e l'università sono, e devono rimanere, luoghi liberi di trasmissione e produzione di sapere, socialità e formazione critica!

Noi non abbiamo paura!

Giovani Comuniste/i Trieste



mercoledì 26 ottobre 2011

Solidarietà agli studenti e alle studentesse di Trieste

http://www.unionedeglistudenti.net/sito/trieste-buttati-fuori-dalle-scuole-ci-prendiamo-la-citta%E2%80%99/

Rimandiamo al sito nazionale dell'UDS che pubblica un comunicato contro l'intervento repressivo delle forze dell'ordine messo in atto per sgomberare le scuole cittadine dalle occupazioni.

Anche noi, come studenti delle scuole superiori, dell'università e giovani lavoratori, esprimiamo innanzitutto la solidarietà alle studentesse e agli studenti che hanno subito la repressione e lo sgombero da parte della DIGOS.
Inoltre esprimiamo una ferma condanna nei confronti del'operato delle forze dell'ordine, in accordo con i Presidi, che usando strumentalmente i fatti di violenza accaduti a Roma il 15 Ottobre, ci impediscono con la forza e con le minacce di riprenderci le nostre scuole ed esprimere il nostro dissenso nei confronti di un sistema sempre più marcio e al soldo dei grandi banchieri.

Noi non pagheremo la loro crisi e non pagheremo il loro debito.
Ci riprenderemo i nostri spazi e il nostro futuro a costo di bloccare la città!

Hasta la Victoria!

mercoledì 21 settembre 2011

Ordine e disciplina



Siamo indignati!
Ci tolgono ore di lezione e tutto ciò che ci danno in cambio è: ordine e disciplina.
Ne è esempio l'Istituto Tecnico A.Volta di Trieste nel quale, a breve, verranno installati all'ingresso dei veri e propri tornelli con tanto di tessera magnetica che permetteranno all'istituto di sorvegliare costantemente le presenze e le assenze di ogni singolo studente.
Come in fabbrica, gli studenti del Volta saranno chiamati a timbrare il cartellino all'entrata e all'uscita da scuola.
Dicono che questo provvedimento servirà ad evitare le troppe assenze.
Ma in quale scuola lor signori vogliono farci andare, obbligandoci ai banchi, relegandoci con la minaccia della sorveglianza, reprimendo il nostro dissenso?
E' una scuola sempre più povera, di materie, di materiali e di stimoli.
Al Volta sono state cancellate le ore di geografia, ridotte quelle di matematica e informatica e, al limite del paradosso in un istituto tecnico, anche quelle di laboratorio e di pratica.
E' questa la scuola che siamo tenuti a frequentare sotto la minaccia di provvedimenti disciplinari?
Se c'è una coerenza in tutto questo, è che fin da giovani, coloro i quali ci comandano vogliono insegnarci l'antica arte della reverenza e della sottomissione. Fin dalle scuole ci insegnano che il nostro futuro sarà fatto di sfruttamento, controllo, precarietà.
Questo modello di scuola, sempre più povera ma sempre più sorvegliata, fa suo quello che in fabbrica è il modello Marchionne (o il modello Sacconi a dir si voglia), dove gli operai, sotto il ricatto del licenziamento, devono rinunciare ai diritti fondamentali e alla propria dignità di persone.
E' contro questo modello, nelle scuole, nelle università, nelle fabbriche e nella società, che lotteremo questo autunno, studenti al fianco dei lavoratori.

Usano la crisi come pretesto per distruggere definitivamente ogni conquista che il movimento studentesco e il movimento operaio hanno fatto negli ultimi quarant'anni.

Ci volevano servi, ci avranno ribelli!